CIO' CHE NON UCCIDE I MICROBI LI RENDE PIU' FORTI
(ovvero, l'evoluzione sotto i nostri occhi)

salmonellaC'è un motivo per cui i medici raccomandano al paziente di seguire con precisione la cura con antibiotici prescritta, e di non saltare alcuna assunzione programmata delle compresse.
Concentrazioni non letali di antibiotici, non solo non uccidono tutti i batteri ma determinano negli individui sopravvissuti, alti tassi di mutazione a causa del rilascio di composti reattivi in cui è presente ossigeno, anche conosciuti come radicali liberi, nelle cellule batteriche che causano elevati tassi di mutazione del DNA e quindi anche nei geni responsabili della resistenza agli antibiotici
Di tanto in tanto, una mutazione o un frammento di DNA acquisito permette ai microbi sopravvissuti di detossificare un antibiotico o di emetterlo all'esterno della cellula o di renderlo inoffensivo in altro modo. Insomma, l'esposizione dei batteri a dosi blande di farmaco provoca, attraverso la selezione naturale, l'evoluzione di forme e ceppi resistenti.
Siamo cioè di fronte al fenomeno conosciuto come "ipermutabilità" che si manifesta negli organismi batterici in occasione di stress fisico chimici.
Ricerche effettuate da James Collins e colleghi della Harward University, sul batterio Escherichia coli, trattando le popolazioni con bassi livelli di norfloxacina, ampicillina e kanamycina (tre antibiotici) hanno mostrato nelle popolazioni batteriche aumenti delle concentrazioni di radicali liberi e conseguenti aumenti del tasso di mutazione del loro DNA genomico che in molti casi portavano a resistenza. Inoltre, le popolazioni trattate con uno specifico antibiotico (ad esempio la norfloxacina), mostravano l'insorgere di una resistenza di tipo generico, ossia efficace non solo nei riguardi dell'antibiotico somministrato ma in grado di rendere inoffensivo un ventaglio di diversi altri antibiotici.
La spiegazione fornita dal team di Collins è che probabilmente, i bassi livelli di farmaco somministrati producono "un intero zoo di mutanti" nella popolazione batterica e fra questi, anche alcuni resistenti ad uno o più antibiotici.
Le conclusioni che si possono trarre da questa interessante ricerca sono due.
Innanzitutto una di ordine pratico: se i ricercatori in futuro riusciranno a costruire sostanze anti-ipermutabilità, si potrebbe pensare di combinarle con gli antibiotici prevenendo o riducendo notevolmente l'insorgere della resistenza.
Inoltre, il lavoro di collins e del suo team dimostra che gli antibiotici non solo determinano la selezione di ceppi resistenti, ma sono essi stessi causa del suo insorgere attraverso un meccanismo che coinvolge l'aumento di concentrazione di radicali liberi.
Ancora una volta si dimostra l'enorme versatilità adattativa dei batteri. Essi sembrano utilizzare le avversità come stimolo all'evoluzione e all'adattamento a qualsiasi condizione ambientale.
16 febbraio 2010