ALCUNE RIFLESSIONI SULL’USO DEGLI STRUMENTI OTTICI AMATORIALI PER L'OSSERVAZIONE ASTRONOMICA

Le prime osservazioni della volta celeste

Per muovere i primi passi nel mondo dell'astronomia, il primo strumento da utilizzare è esclusivamente il...nostro occhio. È fondamentale iniziare imparando ad orientarsi tra le costellazioni e questo lo si può fare solo ad occhio nudo. Quindi, alle prime osservazioni porteremo con noi nient'altro che un libro di astronomia pratica, magari corredato di mappe stellari con l'indicazione della posizione aggiornata dei pianeti (in genere lo si trova nelle librerie più fornite, tipo La Feltrinelli). In questo modo impareremo a riconoscere la stella polare, e le più importanti costellazioni dell'emisfero boreale. Troveremo le costellazioni dello zodiaco e impareremo ad individuare i pianeti visibili ad occhio nudo (Venere, Marte, Giove e Saturno). Per leggere al buio senza abbagliarsi si può utilizzare una torcia a led rosso.
Solo in un secondo momento inizieremo ad usare il binocolo per un'osservazione più dettagliata di alcuni corpi celesti, come ammassi stellari, nebulose e galassie. Naturalmente, per l'osservazione  dovremo recarci sotto cieli  piuttosto bui, in zone montane o collinari, lontane dalle città, in serate senza Luna.
Finalmente, dopo molte serate passate ad osservare la volta celeste, cominceremo a sentire la necessità di un'ulteriore passo avanti. Solo allora potremo decidere di affiancare al nostro binocolo, un primo telescopio. Notate che ho detto affiancare e non sostituire. In effetti, un buon binocolo, rimane per tutta la vita accanto ad un appassionato di astronomia, per quanto esperto egli possa essere. La facilità d'uso, la leggerezza, la visione stereoscopica e il grande campo di vista ne fanno uno strumento ineguagliabile. Ancora oggi, dopo quasi dieci anni continuo ad usare moltissimo il mio fantastico binocolo Pentax 10x50. È con questo insostituibile strumento e NON con il telescopio che per alcuni anni ho seguito le variazioni di magnitudine di diverse stelle variabili.
Naturalmente, soprattutto nelle prime fasi dell'apprendimento è molto utile e divertente frequentare la più vicina associazione di astrofili, dove si ha la possibilità di confrontarsi ed apprendere da persone più esperte ed imparare l'uso corretto del telescopio.

I binocoli

Un buon binocolo per le prime osservazioni astronomiche è il 7x50 o il 10x50. Non conviene utilizzare binocoli con ingrandimenti superiori poiché sono quasi sempre troppo pesanti e richiedono il cavalletto per un comodo utilizzo. In realtà un binocolo 10x50 o 7x50 costruito accuratamente è uno strumento ottimo e utilissimo, in grado di mostrare campi stellari di straordinaria bellezza. Se si possiede un binocolo ed un telescopio, si provi, ad esempio, ad osservare l'ammasso aperto delle Pleiadi o quello delle Iadi con la gigante rossa Aldebaran, nella costellazione del Toro, prima con il telescopio e poi con il binocolo: la differenza è notevole! Solo il binocolo è in grado di coglierne tutta la straordinaria bellezza. Infine un consiglio: evitare l’acquisto di binocoli ad ingrandimento variabile (con oculare zoom); pur essendo validi per l’osservazione naturalistica non sono adatti alle osservazioni astronomiche.


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Binocolo 10x50 ottimo per iniziare.

Binocolo astronomico per esperti.

                         
I telescopi

I telescopi si dividono generalmente, in due grandi gruppi in base alle loro caratteristiche ottiche:  rifrattori e riflettori.
Il vantaggio nell'uso del telescopio per le osservazioni astronomiche risiede essenzialmente nella loro capacità di mostrare dettagli più fini (potere risolutivo) e nella capacità di raccogliere più luce (potere di raccolta della luce) fornendo immagini più luminose degli oggetti del cielo. Inoltre, i telescopi sono anche in grado di ingrandire le immagini (potere di ingrandimento) anche se, ad un ingrandimento più spinto si associa sempre un maggiore effetto di disturbo dell'immagine, dovuto ai moti turbolenti dell'atmosfera (seeing). Inoltre, forti ingrandimenti, comportano una maggior difficoltà di osservazione in quanto si accompagnano in genere ad un ridotto campo di vista. Inoltre, solo alcuni oggetti del cielo hanno bisogno di ingrandimenti spinti per essere osservati. Generalmente, pianeti, Luna e stelle doppie si osservano in un intervallo utile che va dai 150 ai 300 o più ingrandimenti. Gli oggetti del profondo cielo, come galassie, nebulose e ammassi stellari, si osservano bene già a partire da 10x o 20x e sono quindi alla portata di un semplice binocolo 10x50, purchè osservati sotto un cielo veramente scuro. Oggetti del genere, in un telescopio riflettore non eccessivamente costoso di apertura (diametro dello specchio primario) medio-grande (20 - 40 cm), e sotto cieli scuri, come quelli che si trovano in montagna, lontano dalle luci delle grandi città, mostrano ad un occhio allenato, sfumature e variazioni tonali letteralmente mozzafiato! Sensazioni che nessun telescopio rifrattore di piccolo diametro, per quanto costoso potrà mai dare.

RIFRATTORI

I rifrattori sono detti anche cannocchiali o telescopi galileani poiché Galileo Galilei per la prima volta ne usò uno per i suoi studi astronomici. I cannocchiali sono formati essenzialmente da un tubo che ha ad una sua estremità una lente o gruppo di lenti principali dette obiettivo che raccolgono e focalizzano la luce su un piano. L’immagine focalizzata viene ingrandita da una altro gruppo di lenti, dette oculare, sistemate all’altra estremità del tubo.


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Piccolo telescopio rifrattore

Sopra. Schema ottico di un telescopio rifrattore

I telescopi rifrattori sono insuperabili nell’osservazione della Luna e dei pianeti in quanto danno immagini molto ben definite, ma hanno lo svantaggio di costare veramente tanto, soprattutto quelli cosiddetti apocromatici il cui obiettivo è composto da una serie di lenti di ottima fattura in grado di garantire la messa a fuoco delle tre lunghezze d'onda fondamentali (blu, giallo e rosso) sullo stesso piano focale, fornendo immagini molto più fedeli rispetto ai più economici acromatici, e che sono in genere, destinati ad astrofili propensi a spendere cifre molto elevate per ottenere immagini senza compromessi.

RIFLETTORI (newtoniani)

I telescopi riflettori sono detti anche telescopi newtoniani perché inventati dal grande fisico Isaac Newton. Sono i più diffusi perché a parità di diametro dell’obiettivo sono molto meno costosi dei rifrattori. In questi telescopi la luce viene raccolta e focalizzata da uno specchio parabolico e non da una lente come per i cannocchiali. L’immagine focalizzata viene deviata da uno specchio secondario al sistema di lenti dell’oculare che la ingrandiscono.


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Piccolo telescopio riflettore

Sopra. Schema ottico di un telescopio riflettore

Anche se non danno le immagini perfette dei rifrattori apocromatici, i newtoniani costruiti accuratamente, possono essere utilizzati per l’osservazione di tutti gli oggetti del cielo, Luna e pianeti inclusi. Il loro basso costo inoltre, permette di acquistare uno strumento di maggiore diametro in grado di raccogliere più luce e con un maggiore potere risolutivo. Particolari niente affatto trascurabili nelle osservazioni sia di oggetti dalla debole luminosità ma anche di quelli che richiedono forti ingrandimenti.
Inoltre, esistono diversi altri tipi di telescopi, ognuno progettato per un particolare scopo. Senza voler scendere troppo nei particolari bisogna ricordare i diffusissimi Schmidt-Cassegrain, telescopi tuttofare il cui punto di forza è la trasportabilità unita a diametri relativamente generosi.

 
Altri schemi ottici. Sono da ricordare almeno i più diffusi schemi ottici.


1-Schmidt-Cassegrain. Ottica mista a lenti e specchi. Telescopi generici il cui punto di forza è la portatilità.


2-Maksutov-Cassegrain. Telescopio ad ottica mista, con schema ottico particolarmente dedicato all'osservazione planetaria in alta risoluzione.


3-Maksutov-Newton. Telescopio con  schema ottico misto dedicato all'osservazione planetaria.


Come si leggono le caratteristiche di un telescopio.  Per capire le prestazioni che un telescopio è in grado di fornire, e imparare a distinguere fra diversi tipi, è importante conoscerne le caratteristiche così come per comprendere le differenze di prestazioni fra diversi computer è importante sapere il tipo di processore, le memorie RAM e dell' Hard Disk,  ecc.
Di un telescopio bisogna conoscere almeno il tipo di sistema ottico, il diametro in mm, cm o pollici dell'obiettivo (lente nei rifrattori o specchio primario nei riflettori), la lunghezza focale dell'obiettivo in mm oppure il rapporto focale che è il rapporto tra la lunghezza focale dell'obiettivo in mm e il diametro dell'obiettivo sempre espresso in mm. È inoltre indispensabile conoscere la lunghezza focale di ciascun oculare che viene usato durante le osservazioni.
È infine, importante conoscere il tipo di montatura del telescopio, cioè il supporto che regge il tubo ottico. In breve, le montature si distinguono in altazimutali ed equatoriali.
Le prime sono molto più semplici da utilizzare e generalmente più economiche; si pensi ad esempio alle famose montature dei telescopi dobsoniani, robuste, semplici ed economiche, costruite in legno truciolato. Queste montature permettono solo due movimenti del tubo ottico: uno in altezza (su e giù per intenderci) perpendicolare alla linea dell'orizzonte, l'altro, in azimut, parallelo ad essa (destra, sinistra e viceversa).
Le montature equatoriali sono molto più complesse, più costose, e generalmente più pesanti delle altazimutali, ma indispensabili se si vuole fare fotografia astronomica. Presentano un moto in declinazione (allontanamento e avvicinamento dell'asse ottico all'equatore celeste) e uno in ascensione retta parallelo all'equatore celeste, generalmente motorizzati. Una volta stazionato, il telescopio viene puntato verso il corpo celeste e mediante il moto automatico in ascensione retta, lo segue facendolo rimanere al centro del campo, compensando il moto di rotazione terrestre. Il motore infatti determina una rotazione in ascensione retta da est  ad ovest di 1 grado ogni 4 minuti, opposto al moto di rotazione terrestre. Quindi, una maggiore difficolta iniziale dovuta all'ottenimento di un corretto stazionamento, viene ampiamente ripagata da una maggiore comodità nell'osservazione e in aumentate potenzialità dello strumento.
Esempi:


1 - Telescopio dobsoniano 6" F/8. È un telescopio con schema ottico a specchi newtoniano (i dobsoniani o dobson sono solo newtoniani) con un diametro dello specchio primario (obiettivo) di 6 pollici cioè di 150mm. F/8 ci sta a dire che il rapporto
L.F.(mm)/D.O.(mm) = 8 dove L.F. sta per lunghezza focale e D. O. sta per diametro obiettivo.
In altre parole, la lunghezza focale dell'obiettivo è 8 volte il suo diametro in mm. Quindi, un obiettivo di 150 mm, focalizza l'immagine su un piano distante 1200 mm. Poichè l'ingrandimento di un telescopio è dato dal rapporto tra focale obiettivo e focale oculare, con un oculare da 10 mm si raggiungeranno i 120 ingrandimenti (120x), infatti I = F. Ob (mm)/ F. Oc. (mm) = 1200mm/10mm = 120x.


2 - Telescopio newtoniano 8" F/5, su montatura equatoriale. È un telescopio a specchio con obiettivo da 200mm avente una lunghezza focale  di 1m (1000mm). Con un oculare da 10mm si  ottiene un ingrandimento di 100x.


3 - Telescopio catadiottrico Schmidt-Cassegrain 8" F/10, su montatura altazimutale a forcella, equatorializzata, con motori in ascensione retta e declinazione. È un diffusissimo telescopio compatto ad ottica mista (lente e specchio) con diametro obiettivo di 8" (200mm) e lunghezza focale di 2m (2000mm): è infatti un F/10. Con un oculare da 10mm si ottengono 200x di ingrandimento. Le montature altazimutali a forcella possono essere rese equatoriali acquistando una testa equatoriale, facilmente applicabile sul resto della montatura. In questo modo, si ottengono sistemi ottici estremamente versatili soprattutto nel campo dell'astrofotografia.


4 - Telescopio rifrattore acromatico 90mm F/14,4 su montatura equatoriale. È un telescopio a lenti di tipo galileano, acromatico, con lunghezza focale di 1300 mm. Lunghezze focali elevate sono utili per l'osservazione planetaria e lunare in quanto è più facile raggiungere elevati ingrandimenti.


5 - Telescopio rifrattore apocromatico 102mm F/8, su montatura equatoriale. Rifrattore apocromatico con lunghezza focale di 820mm.

SCELTA DEL PRIMO TELESCOPIO

Dare consigli sull'acquisto del primo telescopio non è facile a causa dell'ampia varietà messa a disposizione dell'appassionato neofita. Telescopi newtoniani, rifrattori acromatici o apocromatici, ottiche miste, superportatili, su montature equatoriali, altazimutali dobson, a forcella, dotati di doppia motorizzazione, capaci di ricercare automaticamente i corpi celesti. C'è davvero l'imbarazzo della scelta e si corre il rischio di farsi prendere dal vortice del consumismo, spendendo soldi inutili.
Dopo aver posseduto ed utilizzato quasi una decina di strumenti, mi sono convinto che il primo acquisto debba essere il risultato di un compromesso fra diverse necessità. Si dovrebbe acquistare un telescopio non molto costoso e tuttavia di almeno decente qualità, di facile utilizzo, ma abbastanza grande da permettere una soddisfacente osservazione sia degli oggetti del sistema solare (pianeti e Luna) sia dei più deboli oggetti del profondo cielo. Inoltre dovrebbe essere facilmente trasportabile. Infine, il telescopio acquistato dovrebbe essere facilmente upgradabile.
Analizziamo queste caratteristiche una ad una. In primo luogo il costo, a mio avviso non conviene spendere più di 600 euro come primo acquisto. Infatti all'inizio, quando la passione non è consolidata, non si è sicuri di continuare la pratica astronomica, e in questo caso la perdita sarebbe contenuta: si potrebbe sempre riciclare il telescopio regalandolo a qualche nipote o cugino. Il telescopio, poi, dovrebbe essere di qualità discreta e non un telescopio giocattolo. Dovrebbe essere acquistato in un negozio specializzato, (in rete ve ne sono di ottimi: affidabilissimi e relativamente economici) gli indirizzi li trovate nella pagina Links di questo sito. Inoltre, analizzando le qualità di un telescopio ci si rende conto che con telescopi di piccola apertura non si va troppo lontano e d'altronde, acquistando un telescopio troppo grande si corre il rischio di utilizzarlo poco a causa della limitata trasportabilità. Sul concetto di trasportabilità conviene soffermarsi. Se per telescopio trasportabile si intende uno strumento in grado di entrare nel portabagagli di un'auto o di un camper, ve ne sono moltissimi tipi. Anche un dobsoniano con apertura di 40cm e dal peso di oltre mezzo quintale lo è. Quindi, è importante non confondere il concetto di trasportabilità con quello di leggerezza. I telescopi leggeri sono davvero pochi. Perfino un piccolo rifrattore da 9cm di diametro di obiettivo, su una montatura equatoriale con contrappesi, potrebbe risultare niente affatto leggero dovendolo trasportare per alcune decine di metri, magari salendo o scendendo una o due rampe di scale; condizione comune tra gli astrofili. 
Quindi, per me, il concetto di trasportabilità è inscindibile da quello di leggerezza. Con un telescopio che pesa 30- 40 kg si finirà con il ridurre al lumicino il numero delle osservazioni cercando ogni scusa possibile per NON osservare. Per questo motivo, telescopi troppo grandi mostreranno relativamente meno cielo di telescopi più piccoli. Qualunque appassionato alle prime armi dovrebbe considerare attentamente quanto ho appena detto. Non fate del vostro telescopio nulla di più che un costoso complemento di arredo!

E allora cosa acquistare?

Alcuni anni fa non avrei saputo dare una risposta. Oggi non ho dubbi. Consiglio un telescopio newtoniano 6" F/8 o il più compatto 6" F/5, su montatura dobson. Vediamo quali sono le ragioni che mi fanno propendere per questo telescopio come primo acquisto. Intanto il basso costo: attualmente in commercio ve ne sono di ottimi anche a 250 euro circa (anno 2009). L'apertura di 150 mm, seppure non grandissima è già soddisfacente, non solo per il neofita ma anche per l'astrofilo impegnato; una focale di 1200mm (F/8) lo rende un telescopio generico con propensione per le osservazioni planetarie, mentre il modello di 750mm di focale (F/5) gli conferisce una maggior vocazione per l'osservazione "deep-sky". Un telescopio del genere, usato sotto cieli bui può mostrare davvero tanto! Inoltre, pesando poco piu di 15 kg (montatura + tubo ottico) è anche facilmente trasportabile. Insomma, ci si porterebbe a casa un telescopio che se di buona qualità e ben collimato potrebbe rivaleggiare con i più blasonati Schmidt-Cassegrain ad un costo 5-10 volte inferiore.
Quali sono i contro di questo telescopio? Innanzitutto la montatura dobson altazimutale. una montatura economica di questo tipo, non essendo motorizzata, rende difficoltosa (ma tuttavia niente affatto impossibile) l'osservazione ad elevati ingrandimenti dei pianeti. Inoltre, non è possibile dotarlo di un sistema di puntamento automatico. Con un telescopio del genere quindi, è impossibile fare astrofotografia. C'è da dire però, che per un astrofilo alle prime armi non è consigliabile affidarsi ai sistemi totalmente automatici: non si impara niente e in fin dei conti ci si diverte meno. Fa tutto il telescopio!   
In definitiva, il punto di forza delle montature altazimutali risiede, come detto nel basso costo e nella facilità e praticità d'uso. Forse con un esempio estremo riesco a chiarire il mio punto di vista. Se si vuole osservare il cielo con un telescopio avente un diametro dell'obiettivo di 40 cm (16 pollici), o si acquista obbligatoriamente un dobsoniano, cioè un telescopio newtoniano su montatura dobson per una cifra al di sotto di 2000 euro e che può ancora essere trasportato (da due persone o da una piuttosto forte) nel bagagliaio di un'auto, oppure ci si rassegna a spendere diverse decine di migliaia di euro acquistando un telescopio newtoniano o un catadiottrico su un'adeguata montatura equatoriale molto pesante (che per telescopi così massicci è veramente molto costosa!). Il tutto non sarebbe assolutamente trasportabile e bisognerebbe sistemarlo in un piccolo osservatorio fisso, generalmente in legno o muratura. Di telescopi rifrattori con lente di 40 cm non parlo neppure, in quanto i loro costi di acquisto e di utilizzo sono molto al di sopra di quello che un normale cittadino privato possa permettersi.
In questo caso dunque, non c'è storia! In effetti non è un caso se negli USA i telescopi più diffusi siano proprio i Dobson.
E se in futuro si volesse intraprendere la strada dell'astrofotografia? Niente di più facile! Con un dobsoniano da 6" basterebbe semplicemente sostituire la montatura con una di tipo equatoriale alla tedesca, upgradando così il telescopio.

Note (in ordine alfabetico):

Campo di vista: È la porzione di cielo visibile osservando nell'oculare di un telescopio. Viene misurato in primi di arco. Esso dipende, per un dato telescopio, dall'ingrandimento, restringendosi all'aumentare di quest'ultimo. In un telescopio ad oculari intercambiabili, dipende quindi dall'oculare che si sta usando in quel momento. La determinazione del campo di vista (FOV o Field Of View degli anglosassoni) è fondamentale per certi tipi di ricerche come lo studio delle stelle variabili. Il FOV si determina dividendo il campo apparente dell'oculare (dichiarato dal costruttore) per l'ingrandimento.
Ad esempio, avendo a disposizione un oculare con campo di vista apparente di 40° che mi produce un ingrandimento di 100 volte, avrò un campo di vista di
FOV = 40°/100 = 0°,4 = 24'
Con oculari grandangolari aventi campi apparenti di 60 - 70° montati su telescopi di corta focale, è possibile ottenere grandi FOV, paragonabili a quelli di grossi binocoli (2° - 3°) utilissimi per studi di campi stellari ed oggetti estesi.

 
Potere risolutivo: È la capacità di distinguere due oggetti molto vicini; ad esempio, due particolari lunari, due componenti di una stella doppia o anche un unico particolare con una certa dimensione minima. Viene teoricamente calcolato come
PR=120/D
dove PR sta per Potere Risolutivo e D è il diametro dell'obiettivo (lente nei rifrattori e specchio primario nei riflettori) espresso in millimetri. Ad esempio, un telescopio da 100 mm di apertura ha un potere risolutivo teorico pari a
PR= 120/100= 1,2" (1,2 secondi di arco)
ossia è in grado di distinguere due oggetti che hanno una distanza angolare minima di 1,2"
Un telescopio di 200 mm ha invece un potere risolutivo pari a
PR= 120/200= 0,6"
Quindi è in grado di distinguere oggetti molto più vicini. Ecco perchè con telescopi di maggiori dimensioni si riescono a distinguere, in genere, più particolari sulle superfici planetarie, rispetto a telescopi di più piccolo diametro.
Da quanto appena detto è chiaro che il potere risolutivo, dipende principalmente dal diametro dell'obiettivo, anche se fattori come la qualità delle ottiche e il tipo di sistema ottico possono incidere a volte notevolmente su questa importantissima caratteristica.

Potere di raccolta della luce: È la capacità di raccogliere la luce. Questa importante caratteristica dei telescopi, dipende dalla superficie che raccoglie la luce ovvero dalle dimensioni dell'obiettivo ed è quindi proporzionale a D (Diametro dell'obiettivo). Un obiettivo da 70 mm raccoglie circa 100 volte più luce dell'occhio umano (che ha un diametro di circa 4-5 mm) , mentre un obiettivo da 100 mm ha un potere di raccolta della luce di ben 200 volte circa rispetto all'occhio. Telescopi con un grande potere di raccolta della luce, quindi di grande diametro, consentono l'osservazione di oggetti deboli, come galassie, nebulose, stelle poco luminose,  che di per se non necessitano di forti ingrandimenti. Ad esempio, la galassia a spirale di Andromeda, la più vicina alla Via Lattea, già a 10x (ingrandita 10 volte, ingrandimento di un comune binocolo), appare già enorme sotto un cielo scuro e con un telescopio con grande apertura. Oggetti del genere vanno quindi osservati ad ingrandimenti medio-bassi.

Potere di ingrandimento: È definito come la capacità di ingrandire un immagine in rapporto alle dimensioni dell'immagine fornita dall'occhio umano. Ad esempio, quando guardiamo la Luna attraverso un telescopio, non la vediamo più grande di come essa è ma più grande di come la percepiamo ad occhio nudo.
L'ingrandimento di un telescopio si calcola dal rapporto fra la focale dell'obiettivo e la focale dell'oculare espresse in mm.
I = FOCALE OBIETTIVO (mm)/FOCALE OCULARE (mm)
Le lunghezze focali sono sempre indicate dal costruttore. Nei telescopi di buona qualità, la focale dell'obiettivo la si trova riportata sul tubo ottico (il tubo del telescopio per intenderci). La focale dell'oculare è stampata su ciascun oculare.
È quindi chiaro che un diverso ingrandimento in un telescopio si ottiene sostituendo l'oculare. Questo è il motovo per cui all'acquisto di un telescopio ci vengono forniti almeno due oculari.
Inoltre, è importante comprendere che il massimo ingrandimento ottenibile da un telescopio dipende dal diametro dell'obiettivo. Una semplice regoletta ci dice che il massimo ingrandimento sopportabile da un telescopio è generalmente dato dal doppio del diametro dell'obiettivo espresso in millimetri. Tenendo presente che un rifrattore ben fatto può superare di poco questo valore mentre con un'ottica a specchio (es. riflettore) è consigliabile tenersi un po' al di sotto.
Es: con un newtoniano da 6" (150mm) posso teoricamente ingrandire 300 volte (150x2) ma l'ingrandimento ideale è 250x. Con un rifrattore da 4" (100mm) ho un ingrandimento utile di 200x che posso spingere (se l'ottica è ben fatta) fino a 250x. Con un telescopio Schmidt-Cassegrain da 8" (200 mm) F/10 (2000mm di focale) posso teoricamente raggiungere i 400x con un oculare da 5mm di focale (2000:5=400) ma in realtà ottengo le migliori immagini a 350x (ma vedi anche seeing).
Superare questi limiti con un ingrandimento eccessivo, porta inevitabilmente ad uno scadimento dell'immagine che risulta sfocata, nello stesso modo in cui è controproducente ingrandire eccessivamente un'immagine bitmap nel computer: si ottiene si un'immagine di maggiori dimensioni, ma più scadente e sgradevole per l'effetto pixelatura che diventa via via sempre più evidente. Inoltre non si evidenziano più particolari di quelli già presenti nell'immagine di minori dimensioni.
È quindi chiaro che con un telescopio modesto, o perchè piccolo o perchè scadente è inutile cercare di ingrandire eccessivamente l'immagine usando oculari o altri accorgimenti ottici, nel tentativo di ottenere informazioni che l'obiettivo non può fornire.

Seeing: Seeing è una parola anglosassone che sta ad indicare l'intensità dei moti turbolenti dell'atmosfera. Questi purtroppo sono ineliminabili e possono determinare un forte scadimento dell'immagine, soprattutto a forti ingrandimenti. In effetti si ha l'impressione di osservare il pianeta come se stesse immerso in una vasca d'acqua agitata. L'immagine è tremolante ed in alcuni casi addirittura spezzettata. Naturalmente, ciò limita molto il potere di ingrandimento di un telescopio, soprattutto in quelle zone che per caratteristiche climatiche, sono caratterizzate da un seeing mediocre (ad es. le zone vicino al mare).